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patrimonio.png Monumento a Skanderberg

Lungro   (CS)

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Monumento al Skanderberg Passeggiando per le strade di Lungro, merita certamente una visita il Busto di Giorgio Castriota "Skanderbeg", l’eroe nazionale albanese alla cui leggenda è legata la nascita dei centri arbereshe in tutta l’Italia Meridionale. Nato nei primi anni del XV secolo, il condottiero mostrò sin da subito le sue doti di intelligenza e coraggio: rapito in tenera età dai turchi, venne allevato dal sultano Murad II che, affascinato dal suo grande valore, arrivò a metterlo a capo delle proprie truppe. Dopo molti successi con l’esercito turco, Giorgio ascoltò le suppliche provenienti dalle genti d’Albania, oppresse dalla tirannide ottomana, e decise di tradire il mandato del sultano schierandosi contro i turchi al fianco degli albanesi che era stato mandato a combattere. Era il 1443 e per 25 anni i turchi non conseguirono più vittorie di rilievo grazie al coraggio e all’astuzia di Skanderbeg (dall’arabo Iskender Bej, "Principe Alessandro") che in un primo tempo sfruttò l’effetto sorpresa del suo cambio di schieramento e poi mostrò un’enorme inventiva nello sferrare imprevedibili attacchi contro le schiere ottomane, molto più numerose. Si racconta, ad esempio, che il suo esercito attuasse una tattica simile alla guerriglia e che, per confondere il nemico, si muovesse soprattutto nelle ore notturne: un intero accampamento turco, si narra, fu sbaragliato grazie ad un folto gregge di capre fatte correre a valle con delle torce legate alle corna. Se l’Occidente cristiano non fu colonizzato dai turchi lo si deve anche a Skanderbeg a cui vennero tributati grandi onori: tra questi il titolo di "Athleta Christi", diversi ritratti (uno di questi è conservato agli Uffizi) e i feudi nel Sud Italia concessi dal re di Spagna Ferdinando d’Aragona in segno di riconoscenza. Alla sua morte gli albanesi non riuscirono a ricompattarsi e, perduto il loro condottiero, decisero di rifugiarsi, pare su consiglio dello stesso Giorgio, nell’Italia Meridionale, contando sull’accoglienza degli aragonesi.
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