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Musica popolare in Calabria

Canti e balli tradizionali del folclore calabrese

La musica popolare calabrese, come tutte le tradizioni folcloristiche italiane, affonda le proprie radici in un remoto passato leggendario, quando i suoni ed i balli erano forme di comunicazione primarie e rappresentavano importanti passaggi nella vita delle comunità. Oggi la musica folk calabrese, in verità mai del tutto abbandonata, vive una stagione di rinnovato interesse sotto molti profili.

La seconda giovinezza della musica popolare in Calabria può avere tante ragioni: certamente non secondari sono stati gli studi di carattere etnologico e musicologico che l’hanno vista oggetto di ricerca e che, in alcuni casi, hanno trovato interessanti correlazioni con le ritualità più antiche del cuore dell’Africa, da dove l’antropologia moderna vuole provenissero i primi colonizzatori umani della Terra. Una teoria affascinante, senza dubbio, che vede la musica popolare come trait d’union tra le diverse civiltà.

Uno degli strumenti tradizionali più antichi in Calabria è la zampogna che accompagna canti e balli folcloristici di ogni tipo, soprattutto tarantelle e pastorali. Pur essendo molto diffusa la zampogna moderna e largamente utilizzata nelle feste popolari e nei festival di musica folk, in Calabria si trovano ancora le “surduline”, zampogne più piccole tra le più caratteristiche di questa regione. La parte melodica è sviluppata, oltre che dalle zampogne, anche da altri strumenti a fiato, come le trombette e i flauti realizzati artigianalmente con canne essiccate, e dagli organetti. Spesso le bande musicali sono composte anche da suonatori di ciaramelle e fisarmoniche, che ben si integrano nelle semplici melodie popolari.

Il ritmo della musica folk calabrese è affidato alle percussioni e agli strumenti a corda. Tra le prime ricordiamo i tamburelli, pressoché onnipresenti nelle musiche tradizionali, le grancasse e i “tùmmari” (tamburi di medie dimensioni): questi ultimi, suonati dai “tummarinari”, possono costituire gli unici strumenti di alcune forme musicali per bande marcianti. Percussioni particolari sono poi il Tocca Tocca (o Toccara) e il Cupi Cupi (o Cupa Cupa). Il primo è costituito da un corpo centrale in legno di castagno con due ante mobili che, agitando lo strumento, sbattono contro la tavoletta centrale producendo un tipico suono: in anni passati era utilizzato per comunicare ai fedeli dei piccoli paesi l’inizio di celebrazioni religiose ed il loro uso, specie da parte dei più piccoli, era così diffuso e prolungato da risultare spesso molesto, tanto che ancora oggi l’espressione dialettale “essari ‘na tòccara” equivale a “essere molto petulante e ossessivo”. Il Cupi Cupi è invece del tutto analogo a quello in uso in molte regioni meridionali, suonato con un panno bagnato sfregato sull’asta.

Tra gli strumenti a corda della cultura calabra non possiamo non citare la chitarra battente, con una forma ad 8 allungato e 5 corde, particolarmente adatta quale sottofondo ritmico delle melodie dei fiati. Insieme ad essa ricordiamo anche la lira calabrese, uno strumento a 3 corde (talvolta sostituito dal violino negli spettacoli)che si suona con uno speciale archetto: il suo suono è molto caratteristico e ha funzioni prevalentemente melodiche.

Per quanto concerne i balli della tradizione calabrese ci limitiamo a citarne due, la tarantella e il pastorale. La prima, forse nata a Taranto, è tipica della tradizione napoletana ma è diffusissima in Calabria con alcune varianti: la tarantella calabrese non prevede il canto nella sua forma più antica ed assume una ritmica particolare nella viddhaneddha di Reggio Calabria. I saltelli e la velocità nei movimenti che fanno pensare al morso di una tarantola sono alla base di tutta la ritualità della tarantella, danza popolare ricca di simbologia.

La simbologia principe delle danze tradizionali è quella del corteggiamento tra uomo e donna: nella tarantella mista il danzatore, ad esempio, cerca di raggiungere le spalle della danzatrice che, a sua volta, cercherà di farlo avvicinare muovendole ma senza mai girarsi. Il ballo a due può essere interrotto dal maestro di ballo, che simboleggia il capo della comunità (e spesso, in passato, lo era realmente): nessuno può disobbedire alle sue disposizioni e l’interruzione di un ballo a due, talvolta indotta dai familiari della donna, equivaleva un tempo ad un parere non favorevole all’unione. Ancor più chiaro è il significato simbolico del maestro nelle tarantelle corali, dove l’improvvisazione lascia il posto alla coreografia: tutti stanno in cerchio attorno al capo che apre le danze e chiama di volta in volta altre persone ad unirsi al ballo per il tempo che deciderà.

Stesse dinamiche e simbologie si riscontrano nei pastorali, tipici soprattutto dell’area del Pollino: le maggiori differenze con la tarantella sono le variazioni nei passi e nel ritmo. A sottolineare la trasfigurazione di comportamenti sociali, segnaliamo infine la caratteristica tarantella dei coltelli nella provincia di Catanzaro.

Anche i giovani si stanno appassionando sempre di più alla musica popolare calabrese e lo testimoniano i tanti eventi e festival a tema: ricordiamo il Tarantella Power di Caulonia, il Festival Radicazioni di Alessandria del Carretto e il Joggi Avant Folk di Joggi, nel comune di Santa Caterina Albanese.

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